Million Dollar Baby

Ho conosciuto un mito, e adesso credo che lo seguirò fino alla sua morte ripercorrendo nel frattempo  quella che è stata la sua vita. Parlo ovviamente di Clint Eastwood. Grande attore e superbo regista.
Dei suoi lavori fino a questo momento avevo visto solo il film Changeling (altro grandissimo capolavoro) senza però sapere che la regia fosse effettivamente la sua. Lo conoscevo solo in quanto attore di film western, come uno dei tanti nomi che sentiamo dalla televisione quando si parla di cinema. In poche parole non lo conoscevo.  Ora lentamente cercherò di recuperare il tempo perduto e già in questi giorni di festa ho approfittato del tempo libero a mia disposizione per vedere qualche sua opera.  Oltre a Million Dollar Baby infatti, ho visto “I ponti di Madyson County” sublimi i due protagonisti e la delicatezza con la quale è narrata la storia; “Mystic River” e forse questo tra i suoi film è quello che mi ha colpito meno e infine ”Gli spietati” un grande capolavoro dove Clint rimane ancorato al cinema classico delle origini, sia come scenari, sia come tecniche di ripresa. Se guardiamo infatti Mystic River e Million Dollar Baby possiamo vedere che hanno molti elementi in comune nelle tecniche di ripresa;  in entrambi i film vi sono molte scene in cui un personaggio entra nel campo di ripresa con il viso completamente oscurato. Di lui si vedono solo mezzo busto e le gambe. Altra particolarità che ritroviamo in entrambi i film che ho citato è che spesso vengono riprese due stanze adiacenti mostrandone una completamente illuminata mentre l’altra completamente oscurata. In Million Dollar baby troviamo questo particolare in una delle scene finali quando Clint Eastwood esce dalla porta della camera d’ospedale dopo aver ucciso Maggie e guarda verso l’atrio. L’atrio è completamente illuminato, il corridoio verso il quale si volta è invece completamente oscurato. In Mystic River troviamo una scena analoga quando Jimmy va in obitorio per vedere il corpo della figlia. La stanza in cui si trova il corpo è completamente illuminata mentre quella in cui si trova lui è totalmente oscurata.
In questi ultimi film è davvero magistrale la regia di Clint Eastwood! Non posso aggiungere altro.

Million Dollar Baby è un capolavoro. Non solo per la trama ma per la regia, per i dialoghi, per le luci…per tutto. Limitarsi a descrivere la trama sarebbe davvero riduttivo.  Perché il film non racconta solo la storia di una ragazza che riesce ad avere l’opportunità che aspetta da una vita, diventando una campionessa della boxe, ma parla di molte altre cose…dei controversi rapporti che esistono all’interno delle famiglie (tema che ho notato essere molto caro a Clint Eastwood) parla del senso della vita, dell’opportunità che ogni persona deve avere indipendentemente da come vada a finire. Quello che ho apprezzato maggiormente però è la scelta del regista di trattare un argomento come l’eutanasia in modo assolutamente umano. Senza perbenismi o inutili buonismi. Senza fastidiosi moralismi. I buonisti avrebbero certamente preferito che il film terminasse in modo diverso, magari con Frankie che decide di non sostituirsi a Dio e lasciare che la vita di Maggie facesse comunque il suo corso. Invece non è andata così. Lui si è comportato come un essere umano si comporta davanti alla vita. Facendo una scelta che molti non comprendono ma che nessuno può biasimare. Perché lui non ha lottato contro la vita, ha solo impedito che lei lottasse contro la morte.

Voto……………………………………………………………………….. 10

Tutte noi abbiamo un Mr.Big di Oriana De Iulio

Ricordo quando vidi questo titolo tra quelli inseriti tra le prossime pubblicazioni. Mi attirò subito. Quel nome e i ricordi che lo circondavano mi spinsero ad interessarmi a lui prima ancora della sua uscita ufficiale. Ricordi fatti di serate sul divano a ridere per un telefilm che mi ha accompagnata per tanti anni.
Così ho deciso di leggerlo in anteprima, grazie all’iniziativa CORREVOCE promossa dalla casa editrice 0111 edizioni, e devo dire che ho trovato un libro diverso da quello che mi aspettavo.
Come spesso capita la mente crea un’idea sulla storia che stiamo per leggere prima ancora di aver aperto la prima pagina e in questo caso mi aspettavo qualcosa di comico, qualcosa sullo stile di Sophie Kinsella…non so nemmeno io il motivo di questa supposizione.
In realtà poi mi sono ritrovata all’interno di una storia ben diversa. Una storia reale…fin troppo oserei dire.
Un libro che racconta in modo molto scorrevole le vicende di Giulia, una ragazza che potrebbe essere chiunque di noi, una ragazza cresciuta per tanti anni all’interno dell’ovattato mondo scolastico, un mondo che le ha permesso di costruire un castello di sogni e illusioni, un castello che però è bruscamente crollato quando si è scontrato con la realtà.


Giulia è una ragazza che si ritrova a vivere nell’Italia di oggi. Un paese che ormai ha ben poco da offrire ai ragazzi laureati che spesso sono costretti a trasferirsi all’estero per poter trovare qualcuno disposto a credere in loro. Un libro che racconta la realtà di oggi in modo pungente e veritiero, come se fosse una nostra amica a raccontarlo, come se la stessimo ascoltando dietro ad un cellulare con la schiena appoggiata al cuscino.
Ma Giulia vive una situazione completamente precaria. Non solo dal punto di vista lavorativo, ma anche di quello sentimentale. Continuamente coinvolta in relazioni sbagliate nelle quali si lascia cullare come trasportata da un mare calmo solo per poter dimenticare colui che ama davvero. Il suo mister Big, un uomo sbagliato, un uomo che non è disposto a darle ciò che vuole…un uomo però che cerca disperatamente come una boccata d’ossigeno.
Sicuramente quella descritta dall’autrice è una realtà molto più estrema di quella che vivo quotidianamente qui al nord, ma è una realtà che conosco e che odio profondamente. Perchè non lascia scampo, ti trascina giù e se non sai nuotare e lottare non hai nessuna possibilità di salvarti.
Un libro che ti porta i giovani a porsi delle domande, a guardare con diffidenza un paese che dovrebbe proteggerli e sostenerli e a chiedersi se stiano facendo la cosa giusta.

 

VOTO ……………………………………………………………………………………………………………………………………7

La piccola equilibrista di Stefano Vignati

Sono partita con una leggera curiosità verso questo libro, senza sapere bene cosa aspettarmi. La quarta di copertina è molto vaga e lascia spazio a infinite interpretazioni così tanto che non sapevo bene a che cosa sarei andata incontro entrando in questa storia, nella quale entro davvero in punta di piedi.
Inizio a leggerlo con lo spirito con il quale affronto un libro di un autore esordiente, cercando di non pretendere troppo! Sono infatti consapevole del fatto che i romanzi pubblicati dalle grandi case editrici patinate hanno fior fior di editor, correttori, ghost writer e chissà quante altre persone che lavorano per ogni singolo libro che deve essere pubblicato. Un povero autore esordiente deve contare solo sulle sue forze. Per questo ogni volta che mi ritrovo un libro di un giovane scrittore tra le mani cerco di non partire mai con troppe pretese. Ma questa volta…questa volta potevo davvero pretendere!
Ho dimenticato di avere tra le mani il libro di un esordiente già alla seconda pagina. Nulla, non un solo elemento me lo faceva ricordare. I classici errori che si ripresentano in questi libri non c’erano. Niente lunghi preamboli, niente infinite introduzioni che portano il lettore a stancarsi prima di entrare nel vivo della storia, niente episodi sconnessi intrecciati debolmente uno dietro l’altro. NIENTE!
Avevo quasi i brividi!
Guardavo mio marito continuando a complimentarmi come se l’autore fosse davvero davanti a me. Annuivo compiaciuta davanti all’e-book reader come se mi stesse parlando di una verità assoluta.
“Lo devi leggere” continuavo a ripetere a mio marito “Ha del talento.” Gli ripetevo ogni volta che chiudevo l’e-book reader.
E poi mia madre. Poveretta pure a lei ne ho parlato …ma quando un libro mi coglie di sorpresa diventa il mio principale argomento di conversazione!
Arriviamo alla storia. È davvero molto molto buona! Ben strutturata, con un’ottima armonia, senza forzature, con dei personaggi davvero ben caratterizzati e inseriti nei giusti punti all’interno della trama, ma la cosa più importante è l’originalità! Niente luoghi comuni, niente vampiri vegetariani morbosamente belli e dannati, niente licantropi innamorati di povere fanciulle, niente angeli caduti da chissà dove.  Solo una bambina… una bambina molto molto particolare.
La storia infatti ha per protagonista Alessia, una ragazzina di circa 16 anni che vive in un piccolo paese di montagna. Il proprietario senza scrupoli di un circo alquanto malfamato viene a sapere dell’esistenza di Alessia, questa ragazzina che sembra dotata di un’agilità e di un equilibrio incredibile, tanto da poter camminare sui fili del telefono.
Alessia sarebbe diventata la stella del suo circo.  Assolda tre sicari con i quali parte per questo sperduto paesino, convinti di portare a termine il lavoro in poche ore., ma più cose cercano di scoprire su questa orfanella più sembrano allontanarsi dalla verità. Sì perché Alessia sembra abitare tra quelle montagne da moltissimo tempo, persino 60 anni prima c’è chi ricorda di averla vista…esattamente con lo stesso aspetto che ha in quel momento.
Posso darvi un consiglio? Leggetelo! Non ve ne pentirete!

Voto …………………………………………………………………………………………………………………. 8 1/2

Le vergini suicide di Eugenides

Bah! Devo dire che non mi è rimasto granchè di questo libro. Se non avessi visto le immagini del trailer del film in internet probabilmente non sarebbe rimasto praticamente nulla.
La storia racconta la vita, o meglio la segregazione di 5 sorelle, talmente simili tra loro da essere quasi unico personaggio all’interno della storia. Spesso addirittura non si capisce bene quale delle 5 sia il soggetto, e nel giorno del loro funerale persino il sacerdote non sa con precisione a chi corrispondano le singole bare.
Cinque sorelle che vivono all’interno di un ovattato ricordo adolescenziale di un numero non ben definito di ragazzi che diventano la voce narrante della storia.

Il libro si apre con il suicidio della prima sorella, o meglio con il tentato suicidio. La trovarono infatti nella vasca da bagno con i polsi tagliati. Riuscirono a salvarla ma lei completò il suo intento qualche giorno dopo lasciandosi cadere dalla finestra della camera. Da quel momento il suicidio diventa un personaggio onnipresente nella storia dove la trama è un pretesto per parlare di qualcos’altro.
Forse è proprio la caratteristica didattica che non mi ha permesso di apprezzare pienamente quest’opera. La storia diventa un modo per parlare dell’imperfezione del sogno americano, una perfezione che deve essere mantenuta ad ogni costo. Si cerca quindi una motivazione al gesto della prima sorella. Una giustificazione che viene trovata nella gioventù di oggi, nel mondo che non offre certezze e addirittura nella mancanza di un neurotrasmettitore che dovrebbe influire sull’umore. Vengono prese in esame tutte le ipotesi possibili tranne l’unica che per il lettore appare chiara: alle ragazze era stata proibita la vita. Vivevano segregate in casa senza poter avere rapporti con il mondo esterno!
Questa ipotesi non viene però quasi mai sollevata all’interno della storia. 

Un altro particolare che mi ha trattenuta dal dare un buon giudizio è lo stile narrativo eccessivamente classicheggiante e dispersivo. Mi aspettavo che i suicidi fossero disseminati all’interno della storia invece il primo viene messo giustamente tra le prima pagine mentre gli altri 4 i verificano insieme nelle ultime. Tutti i capitoli centrali sono occupati dal ricordo di queste ragazze e dell’impatto che ebbero sulla piccola comunità nella quale abitavano.

Voto finale …………………………………………………………………………………… 5

Il cigno nero – Recensione film

Ricordo quando vidi il trailer di questo film e ricordo come fece nascere in me il desiderio di andare a vederlo al cinema. Desiderio che non ha mai trovato riscontro nella realtà.  Così un paio di giorni fa, approfittando di una giornata tranquilla, decisi di cercare il film in streaming. Ricerca che si è dimostrata decisamente molto più ardua del previsto. Nessuno dei link che trovavo sembrava funzionare, così alla fine sono riuscita a trovarne uno che mi ha permesso finalmente di vedere il film. Un film che come pensavo mi fa credere che il cinema possa presentare ancora dei grandi film.

TRAMA

Per Nina sembra finalmente giunta la possibilità che aspettava da una vita: una vita dedicata alla danza, chiusa in un’eterna adolescenza rigida e fredda. La possibilità di ballare nel ruolo principale nel lago dei cigni, nel doppio ruolo del cigno bianco e nero. Il responsabile della compagnia vede in lei un perfetto cigno bianco. Delicata, sinuosa, insicura, fragile…ma del cigno nero non ha nulla. Lei però non vuole rinunciare a quel ruolo, non vuole rinunciare ad essere perfetta. Lei diventerà il cigno nero, il migliore cigno nero…a costo di perdere sé stessa per diventarlo.

Il film è sorretto da un cast fenomenale, dove Natalie Portman spicca in modo incredibile. Ho amato questa attrice nel film “V per Vendetta” e ancora una volta conferma la sua bravura. Eccezionale. Winona Ryder non è da meno, sebbene il suo ruolo sia più marginale all’interno della storia.

Una delle scelte che ho maggiormente apprezzato è il fatto che lo spettatore viene catapultato all’interno della trama senza troppi preamboli o inutili introduzioni.  La storia entra nel vivo fin da subito. La trasformazione in lei poi è gestita in modo superbo tanto che fino all’ultima scena  lo spettatore non sa cosa sia realmente accaduto e cosa sia invece frutto della sua pazzia, e non lo scoprirà mai.

Giudizio

Un buon film. Davvero un buon film! Assolutamente consigliato!

VOTO …………………………………………………………………………………………………………… 9+

Coraline di Neil Gaiman

Ero davvero curiosa di avvicinarmi a questo autore del quale avevo sentito tanto parlare. Adoro gli scrittori come Gaiman, che hanno uno stile così personale nel narrare le storie che diventano una sorta di firma invisibile.
Quella che ho letto non è una fiaba, sebbene i caratteri di stampa più grandi dei tradizionali e le illustrazioni interne possano trarre in inganno. Non lo leggerei mai a dei bambini, a meno che non voglia spaventarli!

La storia racconta di una bambina di nome Coraline che perlustrando la nuova casa nella quale si è trasferita con i genitori, trova una porta che sembra dare su un muro di mattoni. La madre le spiega semplicemente che dall’altra parte c’è un altro appartamento che inizialmente formava con la loro casa un’unica abitazione. Coraline però è stranamente attratta da quella porta e una notte entrando nel salotto la trova socchiusa. Aprendola però si ritrova all’inizio di un lungo corridoio buio che la condurrà in una casa del tutto identica alla sua dove l’aspetta una donna del tutto simile a sua madre se non fosse…se non fosse per gli occhi. Gli occhi non c’erano, al loro posto brillavano dei bottoni neri come la pece.
Si presentò a Coraline come “l’altra madre”. Una madre disposta ad amarla e a darle tutte le attenzioni di cui necessitava. C’era qualcosa di strano però in lei…qualcosa di perfido.
Con il proseguire della storia Coraline scoprirà che tutto quel mondo che si trova al di là di quella porta lo ha creato lei. Scoprirà che nell’armadio di quella casa vivono gli spiriti di tre bambini che aveva rapito nei secoli passati e dei quali poi non si è più curata.

La storia è certamente ben scritta, ma devo ammettere di essere rimasta un po’ delusa dal finale. Da lettrice arrivo quasi sempre ad immaginare come si concluderà la storia. Seguo come Hansel e Gretel le briciole che l’autore sparge come indizi nel corso della narrazione arrivando di volta in volta a formulare varie ipotesi sulla conclusione. In questo caso la domanda che aleggiava nella mia mente era “Chi è quella donna?” Gli indizi lasciati da Gaiman lungo la strada erano diversi. 

  •  Quel mondo lo aveva creato lei
  • Era perfida
  • Aveva seppellito sua madre in un tempo passato (quindi deduciamo che avesse una madre)
  • Aveva già rapito tre bambini in epoche passate
  • Voleva qualcuno da amare e possedere

 La mia domanda purtroppo non trova alcuna risposta all’interno della storia. Mi sarei aspettata che quella creatura fosse stata un essere umano in un tempo ormai lontano, una donna che durante l’infanzia era stata trascurata e odiata e crescendo era impazzita arrivando a creare quella realtà parallela. Ero curiosa di vedere se il finale potesse essere questo o quale strana conclusione avesse inventato Gaiman, invece la storia si conclude in un modo decisamente troppo brusco a mio avviso.

 DE-JA-VU

Questa storia ne ha richiamata un’altra nella mia mente. Più la leggevo e più rivedevo una favola decisamente più vecchia. Anche lì c’era una bambina che si perdeva in un altro mondo, anche lì c’era una gatto che l’aiutava a trovare la soluzione del problema, un gatto che anche in quella storia spariva all’improvviso misteriosamente…solo che in quella favola la bambina si chiamava Alice.

 

Non prendetemi per pazza ma questo autore mi ricorda tantissimo Tim Burton. Sarà per lo stile “nero” con il quale è articolata la vicenda, sarà per l’unicità con il quale scrive la storia, ma davvero una volta chiuso il libro mi sono sentita di definirlo come un Tim Burton letterario.

VOTO FINALE ……………………………………………………………. 8 1/2

In fondo alla palude – Lansdale

Un libro e un autore che non conoscevo! Mi è stato prestato da una mia collega di lavoro ed è stata una vera scoperta!!!
Ammetto di aver intuito fin dall’inizio chi fosse il vero assassino, questo però non ha in alcun modo fatto diminuire il mio interesse verso la trama e questa è davvero una cosa significativa. Lo stile narrativo e il modo in cui Lansdale ha presentato la vicenda è più attraente della vicenda stessa.
La trama è dura, graffiante. Di quelle che ti portano a fermarti di tanto in tanto per far tornare la tua mente nella nostra epoca dove certe cose speri non accadano più. Questa infatti non è solo la storia di un killer e dei suoi omicidi, ma la storia di un’epoca, di un paese e dei pregiudizi degli esseri umani.
Il razzismo è trattato in modo crudo e diretto. Non ci sono velature né sottointesi, tanto che a volte cercavo di prendere le distanze da quelle persone, come sé rifiutassi l’idea di appartenere alla loro stessa razza.

LA TRAMA

A raccontare la storia è uno dei due bambini ormai vecchio, che dalla casa di riposo dove si trova ricorda quella che è stata la vicenda più importante della sua vita. L’estate in cui la sua visione del mondo e della vita sono cambiate, l’estate in cui ha abbandonato per sempre il mondo ovattato dell’infanzia. In quell’estate degli anni 30, lui e sua sorella infatti, si erano inoltrati in un bosco, e all’interno di un tunnel di rovi hanno scoperto  il cadavere di una donna di colore. Un cadavere quasi irriconoscibile dalle torture e sevizie che aveva subito. Questo episodio diventa poi il pretesto perfetto, per gran parte della popolazione bianca del paese, per avviare una caccia all’uomo in cui qualsiasi uomo nero poteva diventare il capro espiatorio perfetto. Perché finchè uccideva una donna nera non importava a nessuno, ma nel momento in cui ha colpito una di sangue misto tutti hanno pensato che prima o poi sarebbe toccato a una bianca. Nessuno ha mai preso in considerazione l’idea che fosse stato un bianco a compiere quei delitti. Perché, dicevano, i bianchi non fanno certe cose e se le fanno significa che la vittima se le meritava. Dopo aver brutalmente ucciso un innocente gli omicidi però non si fermano. Sono compiuti tutti con le stesse tecniche e con le stesse tortura. Il padre dei due ragazzi inizia quindi ad indagare portando così a galla segreti nascosti anche tra i benpensanti del paese stesso…

Come ho detto avevo capito fin dall’inizio chi fosse l’assassino. Non perché l’autore si sia lasciato sfuggire qualche dettaglio, ma perché dopo tanti libri ho capito come ragionano coloro che li scrivono. Nel 99% dei casi ci sono due personaggi positivi in queste storie. Il primo è il protagonista, in un certo senso la voce narrante della storia, il secondo invece entra quasi in punta di piedi nella trama. Come un personaggio di cornice, qualcuno del quale il lettore non si deve curare. Ma un bravo scrittore non mette mai personaggi inutili nelle sue storie. E se vi trovate davanti a questo personaggio positivo, che compare di tanto in tanto nella storia senza mai far parte delle azioni principali, avrete trovato il vostro colpevole.

A questo punto l’autore deve comunque essere talmente bravo a raccontare la storia che sta scrivendo, da non far scemare l’interesse di coloro che possono aver intuito il finale. E questa credetemi, è una cosa tutt’altro che semplice ma che a Lansdale riesce con una facilità sorprendente.

CONCLUSIONI

Un libro che consiglio davvero. Non solo per la storia che tratta ma per l’umanità e il realismo con il quale è scritto.
Voto ……………………………………………………………………………………………………………………………..8

Harry Potter 6 – 7 Commento agli ultimi due libri

       

Mi scuso per non aver fatto una recensione per ogni singolo libro ma non ci sono riuscita per mancanza di tempo. Con due lavori e un libro in uscita a breve, anche il tempo che riesco a dedicare a questo blog si sta purtroppo riducendo.

Parlo qui degli ultimi due libri. Due libri che alla fine potrebbero essere considerati uno solo. Il principe mezzosangue si presenta come un rullo di tamburi, come un libro che porta la tensione e la curiosità al culmine, un libro che prepara il lettore al gran finale. Personalmente ammetto le mie colpe e ammetto di essermi anticipatamente informata sulla vera natura di Piton.    Avevo troppa paura di rimanere delusa alla fine del libro.
Quello che più mi è piaciuto del penultimo romanzo è la porta che apre sul mondo di Voldemort. I protagonisti ti rubano il cuore, certo, ma la tua mente si attacca inspiegabilmente sempre anche al personaggio più malvagio, affamata di notizie, informazioni e motivi che possano averlo spinto a diventare così. Molte domande trovano finalmente una risposta, e come sempre la Rowling non delude.

L’ultimo libro è stato un’agonia. In senso buono ovviamente. Una parte di me voleva correre curiosa fino alle ultime pagine, divorandole senza pietà solo per scoprire come sarebbe andata a finire, come si sarebbe evoluto tutto il percorso…un’altra parte di me, quella più razionale voleva fermarsi. Perché sapeva che poi sarebbe giunta la fine e con lei il momento di chiudere per sempre quel mondo fuori dalla mia vita. E’ stato difficile, molto più di quanto avessi immaginato. Ora ne parlo con più lucidità e tranquillità perché sono trascorse tre settimane da quel giorno. Ma non è stato semplice dire addio ad un mondo del quale mi sentivo parte integrante. Mai, mai per un secondo ho pensato che quelle storie fossero solo frutto dell’immaginazione di una persona. La mia mente e il mio cuore credevano ad ogni cosa, tanto che alla fine mi sentivo persa. Come allontanata a forza da una realtà che non volevo lasciare. Hermione, Ron, Harry e Ginny erano degli amici, cresciuti davanti a me e con me… in sei mesi. Sei mesi in loro compagnia. Come si salutano degli amici che in fondo non esistono? Per fortuna che il tempo in questo caso, è davvero un ottimo alleato e lentamente quella terribile sensazione di malinconia se ne è andata.

Ora che ho utilizzato l’intero quantitativo di miele presente nel mio corpo, posso parlare anche della storia.

L’ultimo libro non è solo eccezionale. È geniale.
Il modo in cui l’autrice ha intrecciato tutta la storia nei sette libri per poi dare una giusta e ragionevole spiegazione ad ogni cosa è stato sensazionale. Nulla è mai stato lasciato al caso, nulla era superfluo in sette libri, nulla era banale. Di quante opere si potrebbe dire altrettanto?
La cosa che maggiormente mi è dispiaciuta è stata la morte di Piton. Speravo davvero che la Rowling desse ai due personaggi(Harry e Piton) la possibilità di parlarsi, di chiarirsi. Questa è stata l’unica mancanza secondo me.
Ritengo che il personaggio di Voldemort sia in assoluto uno dei migliori mai creati nella letteratura.

Ringrazio quelle persone che nonostante il mio scetticismo mi hanno spinta a provare, a dare una possibilità a quella che consideravo solo una storia per bambini. Dove invece ho trovato tutto quello che cerco in un libro. Emozione, amore, sorrisi, lacrime…vita.

DEVIL – Recensione film

Ero particolarmente attratta da questo film e sinceramente speravo in una trama decisamente molto più articolata sebbene si svolga interamente all’interno di un ascensore. Scelta decisamente limitativa anche per il regista.
La storia di per sé è estremamente semplice. 4  persone sconosciute l’una all’altra restano bloccate all’interno di un ascensore. Ogni qualvolta viene a mancare la luce capita qualcosa di strano e lentamente uno alla volta iniziano a morire. Naturalmente punteranno il dito l’uno contro l’altro e noi, da spettatori abituati a questo tipo di situazione, sappiamo già qual è il nostro ruolo in questa vicenda: capire chi sia l’assassino. Uno degli agenti che osserva la scena attraverso le telecamere di sicurezza inizia ad avere il sospetto di non aver a che fare con un normale caso di omicidio ma con satana in persona. Sua madre infatti da bambino gli raccontava spesso una storia secondo la quale il diavolo, prima di impossessarsi delle anime dei peccatori, le torturava attirandole in un luogo chiuso e circoscritto. Quindi quale di quelle 4 persone è il diavolo?

INGREDIENTI GIA’ GUSTATI

Inutile dire che gli ingredienti che troviamo in questa pellicola sono già stati ampiamente utilizzati. Personalmente il primo titolo che mi è tornato alla memoria non è quello di un film ma di un libro “Dieci piccoli indiani” di Agatha Christie.

Parliamo di due contesti diversi, qui un ascensore e nel libro un’isola ma la sostanza è la stessa. Un luogo circoscritto che imprigiona protagonisti tra loro sconosciuti che uno dopo l’altro muoiono mentre i sopravissuti iniziano ad accusarsi a vicenda.

                               ———————————————- SPOILER————————————-

Nulla di nuovo insomma in questa pellicola dove la scena migliore è quella iniziale con il mondo messo sottosopra.
Svelerò il finale ma non posso evitare di farlo per inserire questa mia riflessione.

Se satana esiste è una donna. L’ho sempre sostenuto! Astuto e malvagio come un uomo non potrebbe essere!

VOTO FINALE …………………………………………………………………………………………………………………………………. 6 1/2

Harry Potter e l’ordine della fenice

Come sempre gli impegni da seguire si rivelano troppi e il tempo che lascio trascorrere dalla lettura al commento si rivela sempre eccessivo, tanto da farmi perdere sfumature che non sarò mai più in grado di mettere su carta. Ho dovuto anche tralasciare il commento al quarto volume della saga che comunque avevo trovato splendido (nonostante i tanti commenti negativi che avevo letto in internet).

Quello che posso dire di questo libro è che nemmeno questa volta l’autrice ha deluso le mie aspettative. Inizialmente l’ho trovato un po’ lento e avevo l’impressione che faticasse ad entrare nel vivo dell’azione, poi però il finale ha decisamente ripagato tutta l’attesa.
Questa volta la Rowling mi ha stupito sotto diversi punti di vista. Nella creazione di un personaggio come la Umbride prima di tutto. Non è facile creare un personaggio simile. Di antagonisti ce ne sono molti nella storia, da Malfoy e Voldemort ma sono tutti equilibrati e Harry può scontrarsi contro di loro. La Umbridge però è diversa.  Contro di lei Harry sembra impotente e tutto il meccanismo governativo sta dalla sua parte, così ci troviamo a guardare impotenti una situazione che è riuscita a provocarmi una rabbia che difficilmente un libro riesce a trasmettere. 

La cosa migliore di questa storia però è stato vedere come sia riuscita a far assomigliare terribilmente il mondo della magia al nostro mondo. Uno stupido giornale manovrato dall’alto riusciva a condizionare il pensiero della maggioranza della gente, che credeva indiscutibilmente a tutto quello che veniva scritto. Il governo non voleva credere al ritorno di Voldemort, era più facile allontanare il pensiero di una simile minaccia invece che affrontarlo.
Un mondo che assomiglia terribilmente al nostro non trovate?

Parliamo poi di Voldemort e di quello che viene definito nel libro “il suo regno”. Cos’era on fondo? Una dittatura. Nient’altro che questo. C’era la magia che la differenziava da quelle che abbiamo studiato nei libri di scuola, ma tutti gli altri elementi non sono differenti, primo tra tutti la paure della gente.

“La Rowling fa sul serio” ho pensato arrivando alla morte di Sirius  (cosa che per una come me che ama il lieto fine non è stata apprezzata) e so già che questa morte non sarà l’ultima. Dimenticatevi quindi il pensiero che si tratti di un libro per bambini solo perché all’interno regna la magia. Perché quello che troverete dentro a questo libro è fin troppo reale.